Profezia di Starfall: La via verso Kaava

Capitolo Primo

Incontri

La sera di Senghor è calda e umidiccia, le sue strade semi-deserte, e regna un silenzio stillante sudore, interrotto dall’occasionale trapestio di qualche disgraziato costretto a camminare sotto l’afa, rasente i muri per evitare gli ultimi infuocati raggi di sole. Ai margini settentrionali del quartiere di Rensooh si erge, immutabile nelle generazioni, l’edificio del Ranger’s Corner, noto ritrovo di avventurieri ed altri individui poco raccomandabili. Costruito sul bordo di una banchina che affaccia su uno della miriade di canali navigabili di Senghor, il Corner si sviluppa su due piani sormontati da un aguzzo tetto a capanna. Alle spalle dell’edificio e tutt’uno con esso si eleva un massiccio ponte, a sua volta sormontato da abitazioni in legno a due piani. In una di queste abitazioni risiede il ricco oste, assieme con la sua famiglia composta da una moglie, abilissima cuoca, e da una miriade di marmocchi.

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Rharsk il mercenario è seduto al suo tavolo preferito, quello con la vista sull’ingresso e il percorso più breve verso il bancone. Mentre scola con estrema delizia la quinta birra nanica, nota distrattamente che i rumori di sottofondo della taverna stanno virando verso toni sempre più accesi e caotici: con la coda dell’occhio inquadra un paio di giovani uomini, dai vestiti parrebbero nobili, e un terzo individuo acconciato curiosamente: il trio sembra essere responsabile del baccano.
I primi due sono evidentemente ubriachi, e si stanno prendendo gioco del più minuto e sventurato compare. Il mezzelfo inizialmente sopporta con stoica pazienza, concentrandosi sul paradisiaco sapore della birra scura: ma all’ennesimo spintone di troppo, all’ennesimo grido puzzolente di alcool, decide che è troppo.
Si avvicina ai due uomini con calma apparente, e chiede loro, con gelida cortesia, di farla finita: per tutta risposta uno dei due emette un sonoro rutto, e facendoglisi appresso alza il proprio boccale di birra esclamando:
“e tuuuu cooshhhaa vvvvuoo…o..oi?” – per poi inciampare, innaffiando il volto di Rharsk di birra chiara. Pessima qualità. Finirà male.
L’umano, col fiato pregno di alcol, alza il boccale pronto a colpire il viso dello sventurato mezzelfo: quei movimenti incerti e scoordinati sono tuttavia facilmente prevedibili, e con un passo laterale egli riesce a schivare il maldestro affondo. Un rapido sgambetto, e il già barcollante avvinazzato va a baciare sonoramente l’impiantito di legno della taverna.
L’altro compare ha assistito immoto al rapido svolgersi degli eventi, senza aver l’aria di capirne un granché: un vago barlume di comprensione s’è appena acceso nel suo sguardo opaco, vedendo il mezzelfo trascinare il suo amico tramortito fuori dalla locanda; Rharsk lo porta fuori nel fango e lo lascia crollare a terra, tenendolo giù con uno stivale sul suo sterno per soprammercato.
Quello dei due ubriachi ch’era rimasto sinora incolume si affaccia in quell’istante dall’ingresso della taverna, e credendo l’amico morto carica con furia cieca il mezzelfo, brandendo a sua volta un boccale ormai vuoto e gridando parole sconnesse di minaccia.
Per tutta risposta Rharsk muove un flemmatico passo di lato, appoggiando la mano sulla propria ascia in un gesto di chiaro ammonimento. Sarebbe potuta finire davvero male, se l’umano barcollante non fosse inciampato nel terreno scivoloso, cadendo a faccia in giù vicino al proprio compare di sventura. Il mezzelfo toglie allora la mano dall’ascia e ringhia a denti stretti:

“Tiralo su, e andate a farvi una dormita.”
“Fuori dai piedi!” – soggiunge poi con voce tonante, le pupille due braci infuocate.
L’umano alza la testa, e vedendo che il suo amico era solamente svenuto e respira ancora, si rincuora. Aiutandosi l’un l’altro, i vestiti sporchi e stracciati e l’orgoglio sotto le ghette, i due sprovveduti giovani si allontanano nella notte, borbottando vaghe minacce di ripercussione da parte delle loro nobilissime famiglie. Come se, la mattina dopo, sarebbero poi stati in grado di ricordare qualcosa degli eventi trascorsi dopo il terzo boccale di vino.
“Se non altro mi son pulito gli stivali” – riflette il mezzelfo con uno stanco sorriso che gli aleggia sul volto.
Proprio allora lo sguardo gli cade fortuitamente verso il basso, dove nota – vicino ai propri famosi stivali – una piccola pergamena: è ornata da un sigillo che egli ricorda vagamente; la raccoglie incuriosito, e sollevando lo sguardo nota i due umani sparire proprio in quell’istante dietro l’angolo di un edificio piuttosto lontano.
“…gliela restituirò domani.” – dice fra sé e sé, incamminandosi quindi di buon passo verso il locale.

Duncan, il ragazzo che era stato vittima delle angherie dei due rampolli di nobiltà, ha assistito a tutta la scena – compreso il recupero della pergamena – restando prudentemente all’interno del locale. Ora che la burrasca sembra passata, valuta le proprie mosse con il volto animato da incertezza e da una buona dosa d’angoscia.
Egli è infatti allievo presso la Gilda degli Alchimisti di Senghor, giunto presso i Ranger’s Corner al fine di ricevere una pergamena, contenente i dettagli della sua prossima missione. Già, quella pergamena.
E le coincidenze non finiscono qua, perché per la missione che gli è stata affidata avrebbe proprio bisogno dell’aiuto di un valido mercenario.. forse anche più di uno.

Nel rientrare, Rharsk sta dal canto suo meditando sul cartaceo ritrovamento, lasciato cadere per terra da uno dei due ubriachi. Porta un curioso sigillo di lacca, che egli seppur incuriosito non ha osato spezzare. I suoi pensieri divagano ancora per qualche istante, mentre torna a sedersi al tavolo di prima. Poi, dopo un ultimo sorso dal boccale, s’addormenta beato con il capo poggiato nell’incavo del gomito, l’altro braccio che penzola inerte – con la mano mollemente poggiata sull’impugnatura di una delle sue asce. Perché non si sa mai.

Le emozioni di Duncan oscillano ora tra angoscia e irritazione: dopotutto, quella pergamena l’avrebbero dovuta consegnare a lui.. questi giovani della nobiltà, dagli un incarico nei quartieri bassi e finiranno per combinarti un pasticcio. Ora che il suo salvatore s’è addormentato, progetta di mandare Scott a risvegliarlo, per farsi ridare la pergamena. Già, Scott. Quel fantastico amico che lo aiuta con le pozioni, ma che è sempre di così poche parole con gli estranei.. ma questa volta dovrà darsi darsi da fare. Dopotutto, la pergamena l’avrebbero dov..oh insomma, non rivanghiamo.
Un immaginario osservatore avrebbe assistito alla scena davvero inusuale di un giovane uomo stranamente agghindato, una tracolla in pelle che gli attraversa il petto e da cui pendono diverse misteriose boccette di vetro – per non parlare della cintura, che reca agganciate una serie di sfere nerastre piuttosto minacciose – ebbene questo curioso individuo lo si sarebbe visto parlare come rivolto ad un compagno invisibile, dandogli ordini con fare autoritario.

Il giovane Duncan dal canto suo osserva Scott farsi da presso al mezzelfo Rharsk, che russa beatamente al proprio tavolo. “Andiamo, Scott.. parla!” – mormora tra sé e sé con fare trepidante. Ma l’amico resta lì impalato come al solito: toccherà ancora una volta a qualcun altro farne le veci. E chi se non Duncan, il quale ormai rassegnato muove i propri passi verso il tavolo dove Rharsk sogna di foreste, tesori e ombre scure del passato. Fattosi ormai vicino, il giovane tenta di attirare l’attenzione del mezzelfo con un cortese richiamo

“Ehm.. signor..signore?” – chiama con tono interrogativo – “Mi sente? Volevo ringraziarla per prima, e poi vorrei chiederle di quella pergamena, sa”- prosegue picchiettando il braccio di Rhasrk in un disperato tentativo di rianimarlo – “ho mandato qui il mio amico Scott proprio a proposito di questo e..”

“Mmmmcooome?” – borbotta il mezzelfo, sollevando il capo dal tavolo e rivolgendo lo sguardo verso il proprio interlocutore.

“Già, ecco, salve. Dicevo, quella pergamena sarebbe di grande importanza per me, avrebbero dovuto consegnarla a me, però non è andata così, se ne sarà accorto” – continua nervosamente Duncan, battendo ritmicamente a terra un tallone.

Importante, consegna e pergamena sono le tre parole che risvegliano del tutto Rharsk. Dopotutto non si conduce un certo stile di vita senza l’appropriato senso degli affari, così il mezzelfo presta completa attenzione al suo nuovo interlocutore

“Importante, eh? E io come faccio a sapere che era proprio per te?” – domanda assottigliando lo sguardo in due fessure inquisitorie.

“Beh, c’è il sigillo degli alchimisti, e io sono un alchimista come può vedere, e anche Scott qui lo è!” – esclama Duncan, quasi indignato. “Posso offrirle una birra, mentre discutiamo?” – prosegue colto da un’intuizione, osservando la collezione di boccali vuoti che costella le assi del tavolo occupato dal mezzelfo.

Rharsk è un poco perplesso, ma il modo di fare del giovane – e l’offerta sempre ben accetta di una birra – lo convincono della sua buonafede. E così, quando Duncan torna da una visita al bancone portando con sé un boccale ricolmo di birra, lo fa accomodare al tavolo e gli porge il tanto desiderato rotolo di pergamena. Il giovane non lascia passare un solo istante dall’essersi seduto, e subito ne spezza il sigillo e srotola la missiva, le pupille che saettano a destra e a manca mentre rapidamente ne legge il contenuto.
“Come al solito, Scott.. le missioni peggiori capitano sempre a noi!” – borbotta sottovoce.
Rharsk non può fare a meno di notare una grande mappa della regione a est di Senghor, con una inequivocabile X rossa segnata nel cuore delle foreste.
“E così.. una missione, eh? Dev’essere un mestiere pericoloso il tuo!” – osserva il mezzelfo con fare casuale, quasi disinteressato. In realtà sta pensando ad una possibile ricompensa. Ovviamente.
“Scott, costui potrebbe esserci d’aiuto, che ne pensi?”
“….”
“Oh, insomma, non sei mai utile in momenti come questo!”
“…”
“Sì, insomma, dovrei arrivare qui” – Duncan stende la pergamena sul tavolo, tamburellando l’indice sulla X marcata in rosso – “ma, ecco, credo proprio che sarebbe davvero utile andare in tre anziché in due. A proposito, Duncan, piacere. E questo è Scott!”

Rharsk sposta lo sguardo dalla mappa a Duncan, quindi all’aria fina a destra e sinistra di Duncan. Alquanto perplesso, gli stringe la mano.
“Il mio nome è Rharsk” – una breve pausa – “e credo tu abbia ragione, ti.. vi.. ahem, servirebbe compagnia per una missione del genere. Conosco questa zona e sembra piuttosto pericolosa” – prosegue il mezzelfo, tornando ad osservare la regione boscosa con più attenzione. Sì, certamente non è luogo dove andare per un picnic, riflette tra sé e sé, specialmente qui, e.. ma questo è.. Ombre! Quel posto!
“..ore? Signor Rharsk? Allora lei potrebbe venire con noi? La ricompensa mi sembra piuttosto buona!”.
Gli occhi del mezzelfo sono spalancati, l’espressione congelata in un ghigno tormentato.
“Già, già. La ricompensa. Immagino. Ci vorrebbe proprio una buona guida, qualcuno come..” – si guarda attorno disperatamente, e proprio in quell’istante le porte della taverna si spalancano. Un’ombra massiccia si staglia sull’impiantito illuminato dalle ultime candele, e un possente nano fa il suo ingresso al Ranger’s Corner. Porta alla cintola due teste di Troll, come se fosse la cosa più naturale del mondo, e una terza è tenuta per i capelli dalla stretta d’acciaio della sua destra. Un gigantesco martello è appeso alla sua schiena, e ciondola minaccioso mentre il nano si fa avanti con passo pesante. Senza guardarsi attorno, si dirige dritto al bancone.
“..come lui!” -esclama Rharsk, accennando vigorosamente col capo verso il muscoloso avventuriero. Speranzoso rivolge lo sguardo a Duncan, e il giovane alchimista pare di certo interessato.
“Oh, sicuramente ci farebbe comodo!” – esclama giulivo. “Beh, offrirò a lui parte delle 300 monete d’oro, dopotutto a noi il denaro non interessa” – prosegue, sorridendo soddisfatto.
Trecento. Monete. D’oro. Ogni nube di preoccupazione è soffiata via dal vento, e il cielo sereno nella mente del mezzelfo risplende di dorati bagliori.
“Bene, certo, ma oltre ad un guerriero servirà una guida, io conosco molto bene quei territori. Ho guidato molte spedizioni proprio da Senghor a là!” – sottolinea, tracciando con sicurezza un percorso sulla mappa con l’indice.
Mentre i due proseguono la concitata conversazione, Thoradin HammerBlood il nano si sta servendo generose pinte di birra direttamente dal barilotto alle spalle del bancone, com’è suo uso fare. L’oste della locanda, ormai ritiratosi a dormire, ha un accordo con lui e lo lascia fare, in cambio di un giusto pagamento e delle lodi che Thoradin non manca di tessere riguardo al bere e alla cucina del Corner: in effetti sono entrambe ottime.
Tornato nella notte da una pericolosa missione, com’è suo uso il nano affoga la stanchezza nella bianca spuma dei boccali ricolmi.
“Scusa, me lo tieni?” – grugnisce rivolto a uno dei pochi avventori rimasti, porgendogli la testa di troll mozzata. Lo impiccia nel rifornirsi di un’ulteriore pinta, dopotutto. Il pover’uomo lancia un grido strozzato alla vista del grugno deforme e insanguinato che gli penzola di fronte, e imbocca le scale verso il piano superiore del Corner, più velocemente di un Goblin che esclami “oro!”.
“Oh beh” – e Thoradin prosegue servendosi da solo, la testa di troll poggiata a decorazione di uno sgabello lì accanto.
Nel frattempo i nostri due compari, il mezzelfo e l’alchimista, sono ormai giunti ad un accordo per spartirsi i ricavi della spedizione nelle foreste di Kaava, ma Duncan resta convinto che un guerriero al fianco gli renderebbe le giornate più tranquille, tra una liana velenosa e un insetto gigante, là nel fitto onnipresente aggrovigliato verde. Così, con strategia consumata, si fa innanzi pronto ad offrire l’ennesima birra: dopotutto qui al Ranger’s Corner sembra un approccio che funziona splendidamente.
“Buonasera signore, se le offrissi una birra e l’offerta di una ricca ricompensa?” – esclama, un largo sorriso stampato sul volto e le monete già pronte. Thoradin si passa il dorso della mano sulla barba, gocciolando spuma qua e là, e volge il capo verso il giovane uomo che sembra voler qualcosa da lui.
“Mmmh! Ricompensa? C’è da spaccare teste? Trinciare troll?” – si informa, attento ai dettagli essenziali.
“Oh, senza dubbio! E si guadagna bene!” – conferma Duncan, sempre sorridente, mentre gli versa da bere. Rharsk, avendo raggiunto al banco gli altri due compari, mostra la pergamena con la mappa al nano.
“Questa è la zona dove dovremmo muoverci. Io sono Rharsk il mezzelfo, ti conosco di fama!” – soggiunge, porgendo la mano. Thoradin ricambia il saluto, e osserva vagamente incuriosito la mappa. Un territorio piuttosto familiare, ma che importa? Ciò che conta è la battaglia!
“Vedo, vedo..” – annuisce – “immagino che passeresti di qua, per iniziare..”
“Ecco, e poi pensavo di proseguire seguendo il fiume fino a..”
“Oppure si potrebbe deviare prima, passando per..”

Duncan, estromesso dalla conversazione, segue lo scambio di battute con l’udito e con lo sguardo. La cosa non gli piace. Questa è la sua missione, lui dovrebbe decidere, e al diavolo guide e guerrieri, non si lascia fuori un alchimista dalla discussione. Così, mentre nessuno fa caso a lui, versa una fine polverina nel boccale di Thoradin, e glielo porge con fare cordiale.
La discussione prosegue ancora brevemente, e i tre si accordano per rivedersi la mattina seguente e pianificare la partenza: Rharsk sale le scale diretto alla propria stanza, pregustando una meritatissima dormita; Duncan si prepara a una lunga camminata verso Renosth, sede della Gilda Alchemica; Thoradin si prepara a vomitare, ma ancora non lo sa.
Rimasto solo, e finito di svuotare quel che rimaneva del barilotto di birra, ha appena deciso che è tempo di trovare la direzione per il proprio alloggio, quando il suo stomaco da le prime avvisaglie di un sommovimento interno. Pochi istanti dopo, un secchio di ferro usato solitamente per le pulizie accoglie un disgustoso fiotto di alcool misto a carne semidigerita. Il nano tuttavia non sembra particolarmente scosso, e datosi una sommaria pulita alle labbra e specialmente alla preziosa barba, fa rotta anch’egli verso il primo piano, trascinando con passo pesante il proprio martello da guerra – il cui peso sulle spalle si era fatto eccessivo col sopraggiungere della stanchezza.

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ObiWan ObiWan

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